Antropologia
Bronislaw Malinowski
Con Malinowski si assiste ad un reale sconvolgimento dello sfondo filosofico dell’antropologia. Tutti gli uomini sono uguali, ma diversi, e tutte le diversità sono uguali: potrebbe essere questo il motto di Malinowski e dei suoi discepoli.
Malinowski, in effetti, pone come esigenza fondamentale dell’indagine antropologica, l’autonomia e la specificità di ogni configurazione culturale.
Già Freud e la psicanalisi sono già insorti contro l’idea di un individuo guidato dalla sola ragione.
Il pensiero di Malinowski si può così riassumere: da una parte tentare una spiegazione globale dell’uomo e della sua cultura attraverso l’insieme delle loro dimensioni, e dall’altra, essere attenti alle singolarità e particolarità di ogni cultura, per cercare più tardi, delle leggi più generali ed universali.
Malinowski rivoluziona la ricerca, attribuendo un posto fondamentale alla ricerca sul campo. Questa nuova combinazione permetteva a Malinowski di distinguere il nuovo antropologo di professione dalle varie categorie di osservatori che l’avevano preceduto. Partecipare alla vita del villaggio, diventava una condizione stessa della conoscenza etnologica.
Il metodo dell’osservazione partecipante, messo a punto da Malinowski, prevede che la sua propria esperienza dell’esperienza dell’indigeno, diventi anche esperienza del lettore.
Malinowski si preoccupa di convincere i suoi lettori che le informazioni etnografiche che egli fornisce, sono il risultato di una ricerca oggettiva e non il prodotto di una soggettività.
Nel paradigma inaugurato da Malinowski, l’argomento dell’auto-refenzialità, diventa uno dei pilastri dell’autorità della nuova antropologia.
L’individuazione dell’oggetto che Malinowski articola strettamente con l’esigenza del lavoro sul campo, è all’origine del suo secondo principio metodologico: l’analisi funzionale, i fatti antropologici si dispongono gli uni in rapporto agli altri, nel sistema e assolvono alle diverse funzioni in questo sistema.
Malinowski ha prodotto testi teorici molto interessanti, come quello del principio di reciprocità, in quanto regola d’oro di ogni vita sociale. Questo principio di reciprocità viene scoperto a tutti i livelli della realtà sociale: l’economia, la parentela, la magia, la legge e soprattutto nel campo dell’economia “primitiva”.
Anzitutto Malinowski rifiuta tutti i pregiudizi allora in corso sulla società “primitiva”, rivela la complessità di questa economia in cui constata l’esistenza di strutture elaborate per organizzare la produzione, lo scambio, il consumo dei beni, egli sottolinea l’importanza nei rapporti economici del principio di reciprocità.
Malinowski mostra che la motivazione puramente economica è assente presso i popoli selvaggi. Nelle società primitive l’economia non costituisce una sfera indipendente dagli altri aspetti della vita sociale, culturale, religiosa e tecnica.
Per Malinowski la cultura risponde ad un ”adattamento” necessario dell’uomo alle condizioni che gli vengono imposte sia dalla sua propria natura che dal suo ambiente. Questo adattamento si realizza mediante la soddisfazione di una duplice categoria di bisogni, biologici o elementari, da una parte, e sociologici dall’altra.
Lavorare in presenza dell’oggetto di studio, diventa non solo preliminare ad ogni attività scientifica, ma trasforma lo stesso oggetto di studio in un “presente etnografico” privato di ogni consistenza storica e di ogni determinazione esterna, in un dato pronto per essere analizzato da un osservatore esterno, neutro e ben preparato. Lo scopo è l’analisi intensiva e sintetica della vita “comune” registrata dall’antropologo nella lingua indigena e durante un soggiorno molto lungo in una società intatta.
Il campo o terreno, una volta riconosciuto come preliminare ad ogni ricerca di tipo antropologico, giunge rapidamente a giocare un ruolo emblematico nell’antropologia britannica di campo.
Gli autori successivi si accontentano il più delle volte, di un semplice riferimento alla presenza dell’antropologo sul campo.

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